Fra le poche opere d’arte rimaste, dopo le catastrofi che nel corso dei secoli hanno più volte devastato la città di Messina, la più importante per grandiosità e interesse è il Duomo.
Questo antico monumento, anche se più volte distrutto, è stato sempre ricostruito sullo stesso posto, conservando, in linea di massima, le antiche caratteristiche strutturali di quello la cui costruzione ebbe inizio nel lontano 1120 sotto il regno di Ruggero II e consacrato al culto, ad opera dell’arcivescovo Benzio e alla presenza di Enrico VI di Svevia, il 22 Settembre 1197.


Con i restauri vennero anche le prime modifiche secondo il gusto dei tempi.
La chiesa si arricchì di opere d’arte di pregevole
fattura e molti regnanti, fra cui Costanza di Castiglia, moglie di Federico III D’Aragona, morta nel 1494, ebbero sistemati fra le navate del tempio i loro monumenti funebri.

Col passare del tempo insigni artisti come il Di Gregorio, il Gagini, il Montorsoli e il Quagliata, vi lasciarono la loro impronta con prestigiose opere d’arte, delle quali ben poco è rimasto a causa dei terremoti del 1783 e del 1908.

Fu quest’ ultimo che provocò i più gravi danni. Andarono distrutte quasi tutte le opere d’arte
esistenti, fra le quali va menzionato il bellissimo “Apostolato” del Montorsoli che ornava le pareti
laterali delle navate. Crollarono i muri e il soffitto devastando il prezioso pavimento in marmo
policromo che non fu più possibile recuperare.

L’attuale Duomo misura metri 92 di lunghezza per metri 37 di larghezza al transetto,
e un altezza di metri 30. La pianta ha forma basilicale ed è divisa in tre navate da due
file di 13 colonne che separano le navate stesse. Nel transetto sono ricavate tre
absidi semicircolari con catini rivestiti a mosaico.