Cenni storici sulla Diocesi di Lipari

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Corrisponde all’arcipelago delle Isole Eolie: Lipari, Salina. Vulcano, Stromboli. Panarea, Filicudi e Alicudi. In totale 26 Parrocchie con circa 15 mila residenti.

La tradizione e irrefragabili documenti attestano l’esistenza della diocesi già  nel III secolo, quando, mentre era vescovo S.Agafone, giunsero le sacre spoglie dell’Apostolo S. Bartolomeo (264). Ne fanno menzione S. Gregorio di Tours,S. Teodoro Studita, Giuseppe l’lnnografo.

Nelle notizie riguardanti i vescovi, scarne per il primo millennio ma copiose nell’età  moderna, si trova sicura materia per conoscere i tratti caratteristici del profilo, non solo dei singoli presuli, ma anche della comunità  da loro diretta.

È forse contraddittorio parlare di centralità  delle Isole nel Mediterraneo e, nello stesso tempo, della persistente marginalità  di questa popolazione: dei continui segnali di cambiamento e degli atavici complessi di inferiorità  della sua tenacia e della sua capacità  di soffrire e di sopravvivere e di ottenere, nello stesso tempo, riconoscimenti e privilegi straordinari.

Come per tutte le diocesi antiche, si rilevano i nomi dei primi vescovi dalla loro presenza a concili e sinodi. Ed 訠singolare vedere che un vescovo di Lipari (Pellegrino) fu presente al Concilio Lateranense del 649 e che un altro (Basilio) nel 787 andò al Secondo Concilio di Nicea. Due testimonianze – fra moltissime – della grande mobilità  del pastori cristiani, in un’ epoca considerata generalmente “immobile”.

Qui vennero innanzitutto monaci di rito latino. probabilmente nel V secolo, e poi con certezza greci nei primi anni del IX secolo.

Nel periodo arabo lo serie dei Vescovi si interruppe. Dal sec. IX all’XI nelle Eolie tutto fu devastato, e lo città  spopolata. Tuttavia un numero sparuto di monaci, scampati nei rioni Interni e sopraelevati dell’ Isola, continuò a sopravvivere e uno di essi recuperò miracolosamente le ossa del protettore S. Bartolomeo, che furono poi traslate a Benevento. Ai Musulmaniinteressava l’occupazione e la fortificazione di Lipari solo per garantirsi la supremazia del mare circostante.

AI tempo della conquista normanna della Sicilia arrivano a Lipari dei monaci benedettini, ai quali si deve lo sviluppo dell’agricoltura locale. Nel 1084, infatti il Conte Ruggero manda nell’Isola i Benedettini e Ambrogio è il primo Abate del Monastero “S. Bartolomeo”, che nel 1095 viene dotato col “Constitutum” di tutte le terre delle Isole Eolie. In quell’epoca viene costruito, annesso alla Cattedrale, il magnifico chiostro benedettino.

Nel 1094 lo stesso Conte Ruggero edificò il Monastero del SS. Salvatore a Patti e, alla morte di Ambrogio, venne eletto Giovanni, prima Abate e poi Vescovo di Lipari e Patti.

Nel 1399 il Papa Bonifacio IX emanò un Breve Apostolico per la divisione di Lipari e Patti. Lipari. appartenendo al Regno di Napoli, fu sganciata dalla Legazia di Palermo ed immediatamente soggetta alla S. Sede, pur essendo momentaneamente suffraganea di Messina.

AI tempo dei Vespri Siciliani (1282) il vescovo Varelli presentò a Roma, a Carlo d’Angiò e a Martino IV. le lamentele per i soprusi dei Francesi. Lipari rimase fedele alla corte di Napoli con Carlo D’Angiò mentre in Sicilia governava Pietro III d’Aragona.

Nel 1302, con la Pace di Caltabellotta, fra Angioini e Aragonesi, Lipari fu riannessa al Regno di Sicilia.

Nel 1445 Lipari venne nuovamente aggregata al Regno di Napoli con Ferdinando I. Come premio per i servizi prestati, re Alfonso d’Aragona le diede il titolo di Fedelissima e passò al Regno di Sicilia.

Ogni tanto su Lipari e sulle altre Isole si abbatteva il flagello delle incursioni saracene, con razzie di beni e di persone. Tragica fu quella del famoso pirata Kair el-Din detto “Barbarossa”, che nel 1544 distrusse Lipari e deportò nel Levante migliaia di abitanti.

Subito dopo, le macerie erano già  un cantiere, un laboratorio di ricostruzione e di rinnovamento civile e religioso grazie al contributo del Papa Paolo III, dell’Imperatore Carlo V, del vescovo di Lipari Baldo Ferrantino, dell’arcivescovo di Messina Innocenzo Cybo, di Governatori illuminati e della popolazione operosa, tenace, coraggiosa.

Riprende la storia della Chiesa Iiparese che continua ad avere alla guida vescovi di magnifica cultura, uomini di governo, già  in posti di alta responsabilità  sensibilissimi ai bisogni della gente.

Da questo periodo si moltiplicano nuove chiese (alcune veramente monumentali nella Città  Murata), nuovi edifici, nuove opere assistenziali, nuove scuole, confraternite, ospedali, due episcopi il Seminario. Sono i segni di questa Chiesa, del suo potere, della sua espansiva efficienza, nonostante alcuni fatti che hanno dato luogo ad accuse inquietanti, come quelle contro i vescovi Caccamo, Gentile e Tedeschi.

Tra suffraganeità  ed esenzione, tra privilegi e disaccordi, tra enfiteusi e decime, tra vitriolo, zolfo, allume, bestiame, ortaggi e pomice: da Vidal a Caccamo, da Giuseppe e Agostino Candido a Ventimiglia, da Gentile ad Arata, da Castillo a Tedeschi, da Beamonte a Coppola, da Santacolomba ad Attanasio (che fu la prima autorità  locale che, all’intendente della polizia borbonica prospettò l’urgente necessità di sopprimere in Lipari la colonia dei coatti e che reclamò per il disservizio postale), da Ideo (che vede sconvolta l’Italia da trasformazioni istituzionali e dal riacutizzarsi dell’urto tra la Chiesa e lo Stato), al nostro Mons. Angelo Paino, che rivendica con sfortuna la proprietà  della Mensa Vescovile secondo la donazione del Conte Ruggero. con l’intento di realizzare opere benefiche culturali e sociali, secondo il suo motto “In fortitudine pax”.

Dal 1711, con Mons. Tedeschi, parte la famosa Controversia Iiparitana, che fu scatenata da un incidente di secondaria importanza (la tassa per un pugno di ceci) ma che, oltre al vescovo di Lipari, trascinò il Papa Clemente XI, l’arcivescovo di Messina, il vescovo di Catania e di Agrigento, l’arcivescovo di Palermo e gli Stati di Francia e Spagna.

Il “dazio di mostra sui ceci” del vescovo di Lipari ed i cosiddetti abusi del Governo Borbonico ed Italiano erano semplice occasione e pretesto per la revoca della Legazia di Sicilia.

Dopo, la grande perdita di Mons. Paino. Ma presto Lipari si rianimò con l’avvento di Mons. Bernardino Re, superiore illuminato, di ingegno poderoso, di memoria tenace, di ardimento singolare, di zelo apostolico instancabile, dalle innumerevoli e prestigiose realizzazioni.

Gli Eoliani tutti con fondata fiducia si rivolgono ora al cuore amorevolissimo di Mons. Calogero La Piana, arcivescovo di Messina, Lipari. S. Lucia del Mela, pastore e padre zelantissimo, con l’auspicio più cogente che venga promossa lo più illimitata ricchezza di ricerca e di discernimento, perchè certe perdite di tempo potrebbero coinvolgere anche lo perdita dello spirito.