Cenni storici sulla Prelatura di Santa Lucia del Mela

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La Regia Cappella di S. Pietro fondata da Re Ruggero Il nel Palazzo Reale di Palermo, fu eretta parrocchia nel 1132. Risale quindi a quell’anno l’istituzione del Cappellano Maggiore del Regno di Sicilia, il quale, preposto alla Chiesa di S. Lucia (del Mela), venne insignito di una propria Sede nel 1206.

Nel 1206 , morto Stefano, Vescovo di Patti e Lipari, durante la vacanza della sede, il Re e Imperatore Federico staccò il territorio di S. Lucia dalla diocesi di Patti e lo cedette al suo Cappellano Maggiore. Questi non aveva fino allora né Chiesa propria né redditi fissi e l’onorifico ufficio veniva affidato dal re a qualche vescovo di Sicilia o ad altro degno ecclesiastico.

Avendo Federico scelto S. Lucia per luogo di sua villeggiatura , conferì il territorio e l’amministrazione delle Chiese con tutti i diritti al Cappellano Maggiore del Regno. Ciò non piacque a Giacomo, sesto vescovo di Patti, il quale nel 1228 tentò di rivendicare il territorio di S. Lucia, ma una transazione – e un compenso di duemila tarì – compose la vertenza.

Filippo, nono vescovo di Patti-Lipari, impugnò la transazione e nel 1248 fece ricorso all’imperatore, il quale, con regio diploma, pose fine alla contesa, confermando l’indipendenza di S. Lucia, “Urbs deliciae nostrae”, e cedendo a Patti la terra di Sinagra e una parte dei boschi di Ficarra. Le decisioni del Sovrano avevano grandi risvolti sulle questioni religiose perché si avvaleva della facoltà di Legato Pontificio, secondo il supposto privilegio accordato da Urbano Il al Conte Ruggero, il 5 Luglio 1098. Di questo speciale privilegio se ne avvalsero – talvolta anche abusandone – tutti i Re di Sicilia, i quali regolavano la disciplina ecclesiastica e la vita religiosa nell’isola per mezzo del cosiddetto Tribunale della Regia Monarchia ed Apostolica Legazia, abolito da Pio IX il 20 gennaio 1864.

Lo stesso Pontefice eresse S. Lucia ed il suo territorio in “Prelatura nullius”. Essa comprende i Comuni di S. Lucia del Mela, S. Filippo del Mela, Pace del Mela, Gualtieri Sicaminò e rispettivamente le frazioni di S. Giovanni, Archi, Cattafi, Corriolo, Olivarella, Giammoro, Soccorso (km2 119). Il flusso migratorio ha ridotto a 19.000 il numero degli abitanti, all’assistenza religiosa dei quali attendono undici parrocchie.

La prestigiosa storia della Prelatura Luciese, come chiaramente osserva l’Abate Amico, fin quasi al 1600 è molto incerta e simile ad una matassa che non si riesce a dipanare, tuttavia il dotto benedettino e successi illustri cultori e studiosi di storia assolvono egregiamente.

La Cattedrale sorge su parte dell’area della originaria Basilica fatta erigere nel 1094 dal Conte Ruggero. Il nuovo assetto si deve all’iniziativa di Monsignor Rao Grimaldi e del successore Monsignor Franco che promossero la realizzazione del progetto del novarese Vincenzo Ferriati.

Una epigrafe sul cornicione della Chiesa ricorda l’impegno di Monsignor Formatura per la conclusione dei lavori nel 1642. L’imponente portale marmoreo, sovrastato dall’Aquila reale, caratterizza il prospetto della Chiesa.


L’interno, di tipo rinascimentale, è a tre navate, divise da dodici colonne, con cupola settecentesca sul transetto. All’inizio della navata sinistra acquasantiera e fonte battesimale, coperto da custodia lignea secentesca, con fusto ornato da quattro torsi muliebri alati e vasca baccellata recante lo scudo della famiglia Vitale e l’iscrizione datata 1484, entrambe opere di Gabriele de Baptista (XIV secolo). Un importante patrimonio pittorico, riferito alla bottega del castrense Filippo Jannelli, arreda le cappelle laterali: Natività con le Sante Chiara e Rita; Vergine con i Santi Domenico, Gregorio e Antonio; Immacolata con i Santi Simone, Agatino e Antonio; Visione di S. Cirillo; Martirio di S. Sebastiano. Al 5° altare destro: stupenda tavola con S. Marco, del napoletano Deodato Guinaccia (1581); Ecce Homo, statuetta d’alabastro (1775).

Nel transetto: pala con S. Biagio, la Trinità, la Vergine e Anime purganti, commissionata dalla Confraternita degli Agonizzanti a Pietro Novelli (1645); tela con l’Immacolata (1676) di Jannelli. Sull’altare maggiore è collocato il dipinto con l’Assunta di Fra Felice da Palermo (1771). Nell’abside bel coro ligneo intagliato, attribuito a Giovanni Gallina di Nicosia (1650). Nella Cappella del Sacramento, dove si notano alcuni frammenti degli affreschi con Storie del Vecchio Testamento di Domenico De Gregorio (1886), si conserva un elegante altare in marmi mischi con il bassorilievo dell’Ultima Cena attribuito al palermitano Valerio Villareale.

Nelle cappelle laterali sono: Statua di S. Lucia del 1512, prossima agli stilemi di Domenico Gagini; urna di metallo e cristallo con il corpo incorrotto del Servo di Dio Mons. Antonio Franco (+ 2 sett. 1626) oggetto di particolare devozione. Ricordano i valenti Monsignori, che si avvicendarono nella conduzione della Cattedrale, il Mausoleo di Mons. Moscella, i ritratti di ardesia dei Mons. Firmatura e Solera, il sarcofago di Mons. Barbara. Sul poderoso pilastro di sinistra dell’Arco trionfale è addossato il Soglio episcopale in marmo policromo sovrastato dal drappo in velluto rosso con l’aquila imperiale di Federico II di Svevia.

In Sacrestia, nel monumentale armadio settecentesco, arredi liturgici di straordinaria bellezza tra i quali il celebre Reliquario della Sacra Spina del 1557. Nel contiguo Palazzo vescovile è possibile visitare un ricco Museo di Arte Sacra ed una interessante esposizione di interesse etnoantropologico.

Caterina DI GIACOMO 
in Guida Giubilare Messina 2000, pp. 68-70