Dopo il grande evento della Vara, il cuore della diocesi si focalizza nella contemplazione dell’apostolo Bartolomeo, celebrandone la solennità il 24 agosto nell’Isola di Lipari.
La festa di quest’anno, arricchita dalla traslazione del Vacelluzzo custodito nella Basilica Cattedrale di Messina, tornato sull’isola a cento anni dal suo storico arrivo, ha radunato i tanti fedeli che – tra abitanti dell’arcipelago, devoti e turisti – ha raccontato la fede del nostro popolo.
L’arcivescovo Giovanni Accolla ha presieduto le celebrazioni liturgiche e la processione lungo le vie principali di Lipari, indicando l’apostolo come “un santo che non appartiene soltanto alla memoria religiosa di un popolo, ma che continua a parlare alla vita delle nostre comunità”. Le parole del presule hanno voluto evidenziare l’importanza di due gesti fondamentali che esprimono la bellezza dell’umanità e l’identità della fede: la testimonianza e l’accoglienza. Ha affermato che “San Bartolomeo è colui che, dopo aver incontrato Cristo, sceglie di seguirlo con un cuore pronto e generoso. Non si limita a conoscere il Signore, ma lascia che quell’incontro trasformi la sua vita e la renda testimonianza”. E continuando ha ribadito che “È proprio questo il messaggio che San Bartolomeo consegna oggi a Lipari e alle Eolie: non chiudersi nella propria identità, ma trasformarla in accoglienza; non custodire la fede come una tradizione del passato, ma viverla come una presenza capace di incontrare l’altro”.
Quindi, nello scenario di bellezza dell’Isola, ha esortato a guardare la natura che ci circonda come occasione di incontro: “Il mare che la circonda, anziché essere un confine, può diventare una strada d’incontro. Le barche che arrivano, i pellegrini che salgono verso la Cattedrale, i figli delle Eolie che ritornano, i turisti che scoprono per la prima volta l’isola: tutti possono trovare in San Bartolomeo un segno di benvenuto”.
